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  • Immagine del redattore: ilenia r.
    ilenia r.
  • 12 set 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 16 set 2019

E se come una volta facessimo la pasta di casa insieme? Tutti i giorni sono di festa a #coeduco , e la domenica è un giorno speciale, è il giorno della pasta di casa col ragù.

L'odore del sugo che cuoce a fuoco lento, la semola di grano duro liscia tra le mani e l'acqua sul tavolo, pronte per essere impastate.



Da bambina, la domenica mattina stavo ad osservare mamma che impastava e "scilava" (in dialetto catanzarese è il verbo a cui sono più affezionata, che indica il gesto di arrotolare l'impasto in un ferro per poi far scivolare via la forma pronta). Ero felice, mi sentivo amata e coccolata, mamma si prendeva sempre cura di noi tramite prelibatezze e manicaretti di ogni tipo. E questo momento convogliava tutta la famiglia. Papà contava se gli usciva il bis, e io e mio fratello giocavamo a chi rubava la pasta cruda di nascosto. Mamma era serena e sorridente.

Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce


"Le tradizioni sono le radici, e senza radici non si vola. Occorre conoscere da dove vieni per sentirti sicuro, solo allora puoi volare libero verso l'ignoto"

Stamattina è stata la mia prima pasta di casa, un evento magico e strano allo stesso tempo. E cosa assurda, non mi sentivo goffa o impacciata come chi si rapporta ad una cosa nuova, anzi, dentro di me c'era tutta la sicurezza che ci sarei riuscita.

La motivazione era valida, Michele e Matteo sono l'energia pura, l'amore che mi muove, e cucinare per loro mi piace sempre, ma oggi c'era dell'altro. Le mie mani impastavano e si muovevano come se l'avessero sempre fatto. Le mie mani erano quelle di mia madre, e nella testa, o meglio nel cuore, la voce di papà mi ripeteva: "all'usu d'a nonna Chiara". Sentivo confluire dai miei piedi,salire dal ventre, passando per il cuore e uscire dalle mani, tutto il sapere antico di generazioni che creavano per me. Con me.



Le tradizioni per innovare


E se tramandare le tradizioni, delle ricette culinarie, delle usanze di una volta, fosse il ponte per riconnettere il filo interrotto tra la passata e la nuova generazione?

In un momento così delicato, di rapidissima globalizzazione, è stato ed è sempre più difficile stare al passo con la tecnologia e le influenze degli altri paese. Per non parlare dell'interconnessione illusoria, che tramite l'introduzione del web e l'utilizzo massiccio dei social ha contribuito ad allontanare le persone e a rendere sempre più individualista la condizione dell'uomo moderno.


Condividere la preparazione di un pasto per Co-educare, si può


"Cucinare insieme come una volta, le donne e i bambini ad impastare, mentre gli uomini predispongono l'ambiente, chiacchierare, condividere esperienze e perché no apprendere nuovi strumenti di consapevolezza. Scambiarsi senza giudicare, accogliendo il bello, a casa, in giardino, co-educando.


Ecco un'altro dei nostri obbiettivi. Creare un luogo di condivisione che sia aperto a tutti.

Che sia sano e libero, che sia voglioso di vivere il bello che la vita ci offre ogni giorno, in cui imparare a scorgere la bellezza che a volte i nostri occhi troppo affannati non vedono , un posto in cui puoi essere te stesso. Che poi fosse anche solo per un piatto di pasta di casa così, ne vale la pena vero? Io che l'ho gustata penso di si. Michele e Matteo pure.


Tra il dire e il fare, c'è di mezzo il fare

Ti risuona qualcosa delle nostre parole? Vieni anche tu ad una domenica #coeduco, sperimenta la gioia di stare in #famiglia e impara a preparare la pasta di casa #calabrese per i tuoi amici.

Noi #coeduco e tu?


Un ringraziamento speciale a #lericettediziarina per la ricetta della pasta.

Un abbraccio

ilenia r.

 
 
 
  • Immagine del redattore: ilenia r.
    ilenia r.
  • 12 set 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 17 set 2019

"Scopriamo di vivere in un mondo misterioso, ricco di improvvise coincidenze e incontri sincronistici che sembrano predestinati"-

(dalla prima illuminazione della Profezia di Celestino)



Ieri sera dopo anni che mi spuntava il titolo, ho finalmente guardato il film "La profezia di Celestino". E' stato emozionante, illuminante, mi sono commossa e totalmente coinvolta.

Mi è risuonato passo dopo passo tutto il mio percorso, e le mie convinzioni di essere sulla strada giusta sono state incoraggiate e supportate .


Siamo fatti di energia, e tutto ciò che ci circonda lo è. L'amore è energia, e lo scopo dell'uomo è dare amore, perché è solo donando prima che quest'energia ci ritorna aumentata e diventa inesauribile.
Solo quando l'uomo non è consapevole dell'energia che ha dentro di sé, prova a manipolare o influenzare gli altri per rubare energia dall'esterno, nuocendo le altre persone, disperdendo anziché veicolando l'amore.

Riuscire a cogliere i segnali, riconoscere che non è un caso quello che ci accade nella nostra vita, perché accade sempre qualcosa, avere fiducia nelle nostre sensazioni, nel nostro intuito, è solo l'inizio di una serie di domande che danno il via al viaggio della conoscenza di sé.


Il caso o un disegno già scritto?


L'ho già detto e penso lo ripeterò ancora tante volte. La mia visione della vita, é che nasciamo tutti con una missione da compiere, per il bene di tutta l'umanità, e che i talenti che abbiamo, le potenzialità, le passioni che sviluppiamo o che abbiamo innate dentro di noi, non sono altro che strumenti per realizzarla questa missione. Si tratta "solo" di stare in #ascolto , di avere occhi per #vedere, si tratta di avere #attenzione per i segnali, e di dare più credito al nostro #sentire.



La regolare pratica della #meditazione, accompagnata da #esercizi di #bioenergetica, permette di sprigionare la nostra energia interiore, favorisce uno stato di connessione con la nostra essenza naturale facilitando il processo di #illuminazione rispetto al nostro percorso di vita. Aprendoci alle infinite opportunità della vita, sviluppando il #pensiero #creativo e acquisendo quella sicurezza necessaria di compiere l'azione giusta al momento giusto, ci permette di esprimere la migliore versione di noi stessi. La #mindfulness é quello strumento di auto-conoscienza che ci lascia liberi di #amare, ci dona gli occhi per vedere e la bellezza di farci #fluire. Tanto qualcosa accade sempre.


Noi #coeduco e tu?

Un abbraccio

ilenia r.

 
 
 
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    ilenia r.
  • 12 set 2019
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 4 mar 2020

Il Manifesto Sociale di Co.Edu.Co. è il concentrato delle nostre intenzioni, dei nostri principi e valori. La comunità si fonda su regole e linee guida che fanno da monito ad un'esperienza di consapevolezza in diversi ambiti. A partire da un semplice laboratorio con bambini, ad un modus operandi da interiorizzare e mettere in pratica a casa in famiglia e in coppia, a lavoro tra colleghi ma anche tra amici e conoscenti. Insomma una sorta di format che nel rispetto dei temperamenti e delle personalità di tutti, vuole proporsi come un'esperienza diretta di vita vissuta consapevolmente, e come garante di un, anzi no, de "Il Mondo Migliore".


Di seguito viene riportato per intero Il Manifesto Sociale:


"Il Manifesto Sociale è il concentrato delle intenzioni e dei principi che regolano la vita associativa all’interno della Comunità Educante Consapevole.


Mission: Essere l’associazione-contenitore di riferimento mondiale, attraverso iniziative socio-educative e culturali a servizio dell’umanità, mantenere la quota di mercato attraverso il connubio tra innovazione e tradizione, e la creazione di esperienze di consapevolezza e sostenibilità.


Vision: Rendere felici le persone.


Ogni socio, ha il dovere di conoscere le seguenti indicazioni, per scegliere consapevolmente di condividerle o meno e perciò sposare questo tipo di approccio, che più che una filosofia, vuole essere uno stile di vita, consapevole e sostenibile.


I soci che fanno parte di Co.Edu.Co. sono accompagnati dai facilitatori, che per primi s’impegnano ad essere esempio, nell’acquisizione e integrazione di queste norme comportamentali.

Indipendentemente dai destinatari (bambini, adulti, anziani, uomini, donne, profani, studenti, professionisti), ogni incontro di comunità, comincia in cerchi di condivisione, possibilmente a terra, improrogabilmente, salvo impossibilità di natura pratica/fisica, per cui occorrerà predisporre delle condizioni di equità tra tutti i partecipanti compresa/o la facilitatrice/ore.

E’ vietata quindi, qualsiasi forma di subordinazione intellettuale e morale, indipendentemente se i destinatari sono bambini, genitori, nonni o professionisti di settore o neofiti.


Tali regole verranno elencate ad ogni inizio cerchio di condivisione, prima di ogni introduzione ai metodi lovefullness* e altre attività.


PRINCIPI:

Il principio cardine è la “FELIBERTA’”, un termine coniato da noi per indicare l’unione tra #Libertà, intesa come la facoltà di esprimersi, di agire e di pensare nel rispetto della libertà altrui.

E la #Felicità, intesa come l’espressione della propria essenza messa al servizio della felicità altrui.


Il secondo principio è che Si educa con l’esempio, pertanto, facilitatori, e a seguire, educatori/accompagnatori, genitori e i bambini più grandi per quelli più piccoli, s’impegnano a rispettare i principi fondanti della comunità, in modo da esserne appunto esempio.

Il terzo è che Tutto è maestro, siamo consapevoli che la #verità è un concetto astratto, che nessuno la possiede in tasca, e al contempo tutti ne possono essere portavoce, pertanto mentre ci s’impegna ad essere di esempio con modi e atteggiamenti, s’indossano i panni del #principiante, rimanendo e coltivando un atteggiamento di apertura alla vita e “all’altro” (la natura, un bambino, un neonato, un compagno, ecc.) ammettendo la veridicità del pensiero altrui, semplicemente in quanto un altro modo di vedere la stessa cosa e di coglierne altre sfaccettature, da un’altra angolatura.


Ecco di seguito norme di convivenza sana, pacifica, libera e costruttiva per facilitare l’#evoluzione della comunità, delle coscienze, e soddisfare l’ultimo principio cardine, ovvero quello dell’#autorealizzazione individuale, intesa come il processo di riconoscimento e sviluppo del potenziale innato in ognuno di noi, per esprimere il talento e le qualità che amiamo fare e metterle al servizio dell’intera umanità.




REGOLE:

1. La prima regola è riconoscere il #cerchio come un luogo sacro, di condivisione, intimo e sicuro. Onorarlo significa rispettare la persona in tutto il suo essere, (sfera fisica, emotiva, mentale e spirituale), garantendo la privacy di ciò che viene espresso. Tutto ciò che viene condiviso nel cerchio rimane nel cerchio.

2. Il cerchio è uno spazio di #Ascolto dal cuore, lo scopo è comprendere (prendere con sé) “l’altro”. Ciò consente di sviluppare e allenare l’#empatia e la #compassione. Per questo motivo si ascolta senza interrompere chi ha la parola e soprattutto, si ascolta senza giudizio e per cogliere attraverso l’esperienza raccontata l’insegnamento che sta lì pronto per noi e la nostra storia, che sia in riferimento ad eventi passati, presenti o lezioni che ci torneranno utili per situazioni future. Ognuno trarrà il pezzettino di vita che s’incastrerà al suo puzzle e risuonerà alla sua frequenza.

3. Proprio per conseguenza del punto 2, in cerchio si Parla dal cuore, in prima persona e in base alla propria esperienza. Pertanto non vengono offerti consigli, ma solo spaccati del proprio vissuto e del nostro modo di percepire la realtà, ricordando che la verità è relativa.

4. Per garantire l’inclusione, è indispensabile partire dall’#accettazione. Per confrontarsi in modo costruttivo, accettiamo in ogni caso il punto di vista altrui, pur non condividendolo, in modo da partire dall’accoglienza dell’altro e facilitarlo nella comprensione e nell’ammissione di un altro punto di vista, co-esistendo.

5. L’#emozioni tutte, sono un dono. Partendo dal riconoscimento e esprimendo in modo sano l’emozioni, possiamo farci guidare dalla nostra “bussola esistenziale”, e lasciarci fluire .

6. Proprio come l’emozioni, tutte necessarie e viste come dono, anche i pensieri e gli atteggiamenti che compiamo vengono accolti, coltivando allo stesso tempo il #lasciar #andare, come ulteriore mezzo per la crescita. Lasciar andare un’emozione , un atteggiamento , una persona, un’abitudine, una convinzione o una credenza, in modo da rinnovarci ed evolverci, rimanendo curiosi #aperti e #fiduciosi nella #vita.

7. #Errore e #fallimento come migliori amici degli esseri umani. In quanto tali, siamo perfetti nella nostra #imperfezione, pertanto celebriamo e impariamo a celebrare ogni errore, festeggiando, riconoscendo che grazie a questo possiamo riprovare e avvicinarci sempre di più al risultato.

8. #Meditazione e #autoconoscenza, è tra le regole si, ma vuole essere la via da intraprendere attraverso i cerchi di condivisione, per far parte della comunità educante consapevole, in modo da interiorizzare i sopracitati principi e regole.


*metodi #lovefullness: sono metodi sperimentali di educazione consapevole, pacifica e sostenibile fondati sul Manifesto Sociale, proposti all’interno della Comunità Educante Consapevole, e in collaborazione con altri enti, istituti, associazioni e iniziative socio-educative e culturali. I metodi si rivolgono a bambini, adulti, (per favorire la crescita e lo sviluppo di donne e uomini consapevoli), genitori in coppia o separati, educatori, maestri, esperti, professionisti e chiunque abbia a cuore lo sviluppo di un mondo migliore.


"Il compito principale nella vita di un uomo (e di una donna) è quello di dare alla luce se stesso" Erich Fromm

Noi facciamo la nostra parte, noi #coeduco e tu?


Una abbraccio

Ilenia R.

 
 
 
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